Veronica Gambara

Poetessa tra le più note del Cinquecento italiano, Veronica Gambara nacque a Pratalboino, vicino Brescia, nel 1485. Figlia del conte GianFrancesco Gambara e Alda Pia dei principi di Carpi, apparteneva ad un'aristocratica famiglia, di origine longobarda, i cui esponenti si distinsero per la loro posizione politica ghibellina e filofrancese. Accanto al prestigio politico, la piccola corte di Pralboino fin dal XV secolo si atteggiò a mecenatismo e ad aperture culturali, adeguandosi perfettamente al modello umanistico delle corti italiane.

La stessa Veronica venne educata secondo una raffinata educazione umanistica, studiando il latino, il greco, la filosofia e la teologia. Fin dalla fanciullezza, Veronica ebbe un'inclinazione alle lettere grazie all'ambiente culturalmente aperto in cui crebbe e all'amicizia famigliare con Trissino, a cui Veronica scriveva lettere di tenerezza, con Bembo, che le dedicava poesie piene di ammirazione, e con Matteo Bandello, che le dedicò una novella.
Lo studio, la riflessione e la filosofia  furono passioni costanti nella sua vita. Grazie all'amicizia con Isabella d'Este, studiò anche musica, cimentandosi nel genere della barzelletta e della ballata, e scrisse poesie ispirate alla sua visione bucolica e amorosa della vita, secondo il modello petrarchesconcodificato dal Bembo.

A ventiquattro anni sposò Gilberto X, signore di Correggio ( il cui amore cantò in Occhi lucenti e belli), da cui ebbe due figli, Ippolito e Gerolamo. Dopo la morte del marito, nel 1518, vestì sempre di nero, obbligò al nero i suoi cortigiani e sulla porta dei suoi appartamenti privati fece incidere i versi di Didone che giuravano fedeltà al marito.

Dimostrò di essere, però, anche donna di temperamento, occupandosi del governo di Correggio, assicurando una solida carriera ai due figli e coltivando importanti amicizie politiche: Carlo V fu ospite di Veronica il 23 marzo 1530.

Amica e corrispondente dei principali uomini di lettere dell'epoca (Bembo, Ariosto, Aretino), continuò a coltivare la poesia, sempre più centrata su tematiche religiose nell'ultimo periodo.

MorÌ il 13 giugno del 1550.





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